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Bill Gates e la necessità di preservare l’esperienza umana dall’automazione

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Bill Gates e la necessità di preservare l'esperienza umana dall'automazione

Reggio Emilia – Bill Gates e la necessità di preservare l'esperienza umana dall'automazione

Pechino – Bill Gates ha recentemente coniato l’espressione ‘Human Reserved’ per sottolineare l’importanza di preservare alcune dimensioni della vita umana dall’automazione. Secondo Gates, la questione non riguarda più solo ciò che la tecnologia è in grado di realizzare, ma piuttosto le decisioni che noi prendiamo riguardo a ciò che non vogliamo che venga gestito dalle macchine.

Gates ha evidenziato che la trasformazione del lavoro è già in atto, con l’intelligenza artificiale che si sta espandendo oltre il semplice schermo per entrare in vari settori, tra cui fabbriche, uffici, ospedali, negozi, scuole e case. La Cina, in particolare, sta investendo sui robot umanoidi e sulla physical AI con una velocità che in Europa fatichiamo persino a percepire.

Una parte crescente del lavoro cognitivo, e con l’avvento della robotica anche quello materiale, diventerà automatizzabile. Settori come amministrazione, contabilità, assistenza clienti, traduzione, programmazione, produzione di contenuti, logistica e manifattura stanno già subendo cambiamenti significativi. Gates ha avvertito che, mentre una parte rilevante della produzione materiale e intellettuale potrà essere affidata alle macchine, sarà necessario ripensare il reddito, la formazione, l’impresa, il welfare, la fiscalità e il rapporto tra lavoro e identità personale.

In questo contesto, Gates ha sottolineato l’importanza di stabilire quali territori dell’esperienza umana vogliamo preservare, come la cura di una persona, l’educazione di un bambino, la relazione tra medico e paziente, la responsabilità di una decisione, la creazione artistica, l’ascolto, l’amore e la morte. Questi aspetti non possono essere definiti una volta per tutte e non si limitano a specifiche professioni, ma riguardano ciò che consideriamo essenziale nell’esperienza umana.

Inoltre, Gates ha richiamato l’attenzione su una debolezza europea nel comprendere e affrontare le trasformazioni tecnologiche. Mentre Stati Uniti e Cina investono enormi risorse nell’intelligenza artificiale e nella robotica, l’Europa rischia di diventare un regolatore di tecnologie sviluppate altrove. L’Italia, in particolare, affronta una discussione pubblica limitata, spesso incapace di andare oltre l’entusiasmo ingenuo o la paura.

Infine, Gates ha citato Papa Leone XIV, che ha posto l’accento sul primato della persona, della coscienza, della libertà e della responsabilità in relazione all’intelligenza artificiale. La tecnologia, ha avvertito Gates, non possiede un criterio interno per stabilire ciò che è bene per l’uomo, e spetta a noi decidere quali esperienze vogliamo continuare a vivere come esseri umani, anche quando le macchine saranno in grado di farlo.

L’intelligenza artificiale può liberare da lavoro inutile, accelerare la ricerca scientifica, migliorare la medicina e moltiplicare conoscenza e produttività. Ora stiamo costruendo macchine capaci di fare anche ciò che sappiamo fare benissimo e presto potrebbero farlo meglio di noi. Se una parte rilevante della produzione materiale e intellettuale potrà essere affidata alle macchine, dovremo ripensare reddito, formazione, impresa, welfare, fiscalità e il rapporto tra lavoro e identità personale.

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