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Musk e Milei riportano Gramsci al centro del dibattito politico

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Musk e Milei riportano Gramsci al centro del dibattito politico

Reggio Emilia – Antonio Gramsci è tornato a essere un tema centrale nella discussione politica internazionale grazie a Elon Musk e Javier Milei, che hanno affrontato il pensatore sardo su X tra il 5 e il 6 settembre. Questa conversazione ha già raggiunto milioni di utenti.

Krzysztof Szczawiński, un intellettuale polacco, ha definito Gramsci ‘l’intellettuale più pericoloso del Novecento’ per la sua comprensione del fallimento della rivoluzione comunista in Occidente, sottolineando che il potere non si basa solo sulla forza o sul controllo economico, ma si costruisce attraverso il consenso nelle scuole, nelle università, nei media e nella cultura.

Musk ha rilanciato il post di Szczawiński con un semplice ‘He was right’, confermando l’opinione espressa. Milei, dal canto suo, ha descritto Gramsci come ‘straordinario’ e ‘il cervello dietro il male’.

La discussione su Gramsci si è intensificata mentre al Campovolo di Reggio Emilia si svolgeva la Festa nazionale dell’Unità del Partito Democratico, che celebra la propria storia e mobilita centinaia di volontari. È significativo che due avversari della sinistra stessero riflettendo sulle idee di Gramsci proprio in questo contesto.

Musk e Milei non si sono convertiti al comunismo, ma analizzano Gramsci come un avversario che ha colto aspetti cruciali. Milei ha affermato che la destra deve produrre idee, linguaggi e media per vincere la ‘battaglia culturale’. Questa strategia è simile a quella della Nouvelle Droite francese di Alain de Benoist, che già negli anni Settanta aveva adottato Gramsci come riferimento strategico.

La sinistra emiliana, pur mantenendo una solida organizzazione e governando istituzioni, sembra aver perso la tensione culturale necessaria per trasformare la presenza politica in una visione del mondo. Mentre celebra Gramsci, i suoi avversari lo studiano per trarne insegnamenti utili.

Musk ha sottolineato che Gramsci aveva ragione: il potere non appartiene solo a chi controlla un governo, ma a chi riesce a dare un nome al mondo. La sinistra dovrebbe preoccuparsi meno dell’omaggio dei suoi avversari e più del fatto che, mentre celebra la propria festa nazionale, siano proprio loro a studiare il pensatore sardo.

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