Reggio Emilia – Il Comune e Palazzo Magnani hanno avviato una call internazionale per selezionare la direzione artistica del prossimo triennio di Fotografia Europea. La direzione della manifestazione dovrà costruire una piattaforma che lavori in continuazione sul tema della fotografia, e faccia della nostra città un laboratorio aperto sulle problematiche, le tecnologie e il linguaggio di questa disciplina.
Il bando, oltre alla direzione artistica, prevede anche residenze e committenze. Tuttavia, è opportuno che la città si interroghi sulla propria immagine e sull’oggetto di questo laboratorio permanente, ponendosi domande su chi ne sarà il destinatario: fotografi o fruitori delle mostre? Quali temi dovrebbero essere affrontati?
In un contesto in cui il pianeta Terra è diventato un iperocchio immenso, pieno di umarell che vivono guardando il mondo attraverso un obiettivo, facendo tutto il giorno click e click e click, cinque miliardi e mezzo di click al giorno hanno trasformato il pianeta in un guardone collettivo, assatanato, compulsivo, mai sazio di rispecchiarsi e di guardare. È fondamentale riflettere sull’impatto ambientale del trasferimento e dell’archiviazione di miliardi di file nei data center, che consuma enormi quantità di energia elettrica e aumenta a dismisura l’emissione di anidride carbonica.
Le vetrine vuote e abbandonate del centro storico di Reggio sono già state oggetto di un originale lavoro di catalogazione da parte del fotografo Gianni Marconi, con la sua mostra ‘Gli sfitti’. L’oggetto dovrebbe essere la nostra stessa città, che ha un gran bisogno di essere guardata e narrata, per non correre il rischio di scomparire.
Quest’anno è venuto a mancare Vasco Ascolini, cavaliere delle arti e delle lettere della Repubblica francese, che ha documentato in bianco e nero l’operazione di truccatura dell’Onnegata nel 1981, aprendo una finestra su una cultura diversa. Il linguaggio del nostro fotografo si è evoluto anche grazie a committenze importanti, come quella del Ministero della Cultura francese per un deposito di sculture in attesa di restauro.
Ascolini ha avuto alcuni discepoli a Reggio, tra cui Luca Gilli, il cui lavoro esplora spazi potenziali. Riccardo Varini è un altro autore che crea spazi interiori ed essenziali. E non si dimentichi la poesia istintiva, calda e amorosa di Stanislao Farri, o la freschezza di James Bragazzi, uomo dei boschi che conosce i lupi, le sorgenti e le vene dell’Appennino… Solo per citarne alcuni, diversissimi tra loro.
In questo momento particolare e drammatico, sarebbe opportuno scegliere qualcosa di cui la città possa andare fiera, mettendo in luce il lavoro dei fotografi locali, spesso poco indagato. La call rappresenta un’opportunità per riflettere su come la fotografia possa continuare a raccontare la realtà di Reggio e oltre.





