Home Cronaca L’Italia tra debito e crescita: le parole di Sergio Marchionne tornano attuali

L’Italia tra debito e crescita: le parole di Sergio Marchionne tornano attuali

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L'Italia tra debito e crescita: le parole di Sergio Marchionne tornano attuali

Reggio Emilia – Le riflessioni di Sergio Marchionne, pronunciate nel 2014, riemergono con forza in un contesto economico stagnante. La famosa domanda «Ferie da cosa?» sottolineava un problema ben più profondo: l’Italia è ferma, con una crescita esigua e una produttività in calo da anni. Dodici anni dopo, la situazione non è cambiata. Nel 2026, si prevede che l’Italia crescerà attorno allo 0,5 per cento.

Il debito pubblico, intanto, supera il 138 per cento del Pil e si avvicina al 140. Questo scenario è accompagnato da una spesa pubblica che si dirige verso i 1.200 miliardi l’anno. Gli stipendi italiani sono bassi perché da trent’anni la produttività cresce poco. Interventi sul cuneo fiscale, sui contratti e sul salario minimo possono essere utili, ma le retribuzioni possono crescere solo se aumenta il valore prodotto. Nessuna legge, infatti, può rendere ricco un paese che non produce abbastanza ricchezza.

Ogni anno, l’Italia deve affrontare il pagamento di circa cento miliardi di euro solo per gli interessi sul debito, corrispondenti a circa 270 milioni al giorno e oltre 11 milioni ogni ora. Questi fondi non sono investiti in infrastrutture, sanità o ricerca, ma rappresentano il costo del debito pubblico, limitando lo spazio di manovra di qualsiasi governo.

In aggiunta, nel 2026 la spesa pensionistica è prevista attorno ai 352 miliardi di euro, oltre il 15 per cento del Pil. Le pensioni, pur essendo un diritto, sono influenzate da un invecchiamento della popolazione e da un basso tasso di natalità, riducendo il rapporto tra lavoratori e pensionati.

Ogni struttura ha una spiegazione. Ogni ente ha qualcuno pronto a difenderlo. La Rai, ad esempio, presenta ricavi di 2,8 miliardi di euro e oltre un miliardo di costo del personale, con un canone annuale di 90 euro per gli italiani che possiedono un televisore, riscosso tramite la bolletta elettrica.

Marchionne, con la sua provocatoria domanda, ha messo in luce una realtà di immobilità. Dodici anni dopo, un paese che cresce dello zero virgola, che paga quasi cento miliardi di interessi sul debito e sostiene una spesa pubblica vicina ai 1.200 miliardi, non può continuare a promettere tutto a tutti. È questo l’inganno. Prima viene la crescita, senza la quale non ci sono salari adeguati né un welfare sostenibile. Un paese che non cresce perde benessere, forza e libertà.

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