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Riflessioni sulla cultura occidentale e il suo rapporto con il passato

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Riflessioni sulla cultura occidentale e il suo rapporto con il passato

Reggio Emilia – Una parte significativa della cultura occidentale ha vissuto per decenni in opposizione al mondo che l’ha generata, non per criticarlo e migliorarlo, ma considerandolo colpevole fin dall’origine. Le istituzioni, secondo alcune correnti di pensiero, nasconderebbero il dominio, il sapere sarebbe legato al potere, la morale alla repressione e la tradizione all’oppressione.

Nel secondo dopoguerra, la Francia si affermò come il principale laboratorio filosofico europeo, dove il marxismo e l’esistenzialismo si incontrarono, dando vita a correnti come il strutturalismo e il post-strutturalismo. Autori come Sartre, Althusser, Foucault, Derrida e Deleuze, pur essendo diversi e talvolta distanti, hanno contribuito in modo significativo al pensiero filosofico contemporaneo.

Il Novecento ha già mostrato il prezzo dell’uomo nuovo trasformato in programma politico, mentre le generazioni europee del dopoguerra hanno ricevuto pace, crescita economica, istruzione, sanità, libertà politica, mobilità sociale, diritti individuali e aumento della speranza di vita. Tuttavia, la cultura del secondo Novecento sembra essersi arrestata al No.

La libertà è spesso confusa con la liberazione da ogni limite, e la democrazia liberale non rappresenta il compimento della storia, mentre il mercato non è una religione. Dopo ottant’anni senza guerre generali tra le potenze dell’Europa occidentale, consideriamo normale la pace, uno dei successi più notevoli della nostra storia, che è diventato invisibile.

Credo sia giunto il momento di uscire dal lungo Novecento del sospetto, non per restaurare autorità indiscutibili, ma per andare avanti. Non voglio tornare indietro, voglio andare avanti: oltre Marx, dopo Marx; oltre la French Theory, dopo averla studiata; oltre Nietzsche trasformato nel profeta della dissoluzione, per tornare al Nietzsche che guarda il nichilismo negli occhi e cerca una forza capace di attraversarlo. Dire Sì non implica accettare il mondo così com’è, ma richiede di creare ciò che ancora non esiste.

Una società libera non dovrebbe educare i propri figli al rancore verso ciò che hanno ricevuto, ma piuttosto fornire loro gli strumenti per conoscerlo, criticarlo e discernere ciò che vale da ciò che non vale più. È tempo di tornare a costruire e imparare a dire Sì, non come obbedienza, ma come scelta consapevole.

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