Reggio Emilia – L’annuncio di Giuseppe Conte ha segnato un punto di svolta politico. Il Movimento 5 Stelle ha dichiarato che non voterà nuovi finanziamenti militari all’Ucraina, trasformando una divergenza già evidente in una rottura pubblica con il Partito Democratico su uno dei temi principali di politica estera.
La posizione assunta dall’ex presidente del Consiglio ha suscitato una reazione immediata nell’area riformista del Pd, dove diversi esponenti hanno accusato Conte di mettere in crisi il progetto del campo largo. Per Elly Schlein, segretaria del Partito Democratico, si apre ora una fase politicamente delicata.
Negli ultimi mesi, Schlein aveva cercato di mantenere un equilibrio tra l’alleanza con il Movimento 5 Stelle in vista delle prossime elezioni politiche e la necessità di rassicurare l’ala riformista del partito riguardo all’ancoraggio europeo e atlantico del Pd. Tuttavia, questo equilibrio sembra ora molto più difficile da sostenere.
La questione ucraina non è solo una questione di politica estera, ma rappresenta anche il terreno su cui si misura la compatibilità politica tra i due principali partiti dell’opposizione. Conte intende caratterizzare il Movimento come la forza più nettamente contraria all’invio di aiuti militari a Kiev, cercando di attrarre l’elettorato pacifista e critico nei confronti della Nato e del riarmo europeo.
Il Partito Democratico, d’altra parte, continua a sostenere l’Ucraina, pur insistendo sulla necessità di rafforzare l’iniziativa diplomatica. Le dichiarazioni di Conte hanno riacceso anche le tensioni interne tra i democratici, con i riformisti che sostengono l’impossibilità di costruire un’alternativa di governo con un alleato che adotta posizioni incompatibili su un tema strategico come la sicurezza internazionale.
Un’accusa rivolta a Conte è quella di privilegiare il consenso identitario, anche a costo di compromettere la possibilità di una coalizione unitaria. Sul fronte elettorale, si delineano tre possibili scenari: ricomposizione, intesa limitata ai collegi uninominali, e fine del campo largo nazionale. Il primo prevede una ricomposizione, in cui Pd e M5S potrebbero rinviare il confronto su economia, sanità e lavoro, lasciando sullo sfondo le divisioni sulla politica estera.
Il secondo scenario contempla un’intesa limitata ai collegi uninominali, con candidati comuni ma programmi distinti sui temi della difesa e della politica internazionale. Infine, la terza ipotesi è la più radicale: la fine del campo largo nazionale, con Pd e Movimento 5 Stelle che si presenterebbero separati alle elezioni politiche, favorendo una coalizione più compatta per il centrodestra.
Per ora, nessuno dei protagonisti sembra intenzionato a chiudere definitivamente ogni spazio di dialogo. Tuttavia, la vicenda ucraina dimostra che la questione dell’alleanza non riguarda più solo il programma o la leadership, ma è la collocazione internazionale dell’Italia a segnare la distanza più profonda tra il Partito Democratico e il Movimento 5 Stelle.





